STORIA E CULTURA
Il Castello di Abbiategrasso, il Castello di Vigevano, Villa Visconti a Cassindetta di Lugagnano, il Castello di Bereguardo, il Castello di Somma Lombardo, Villa Gaia e Borgo Archinto a Robecco sul Naviglio, l'Abbazzia di Morimondo... sono solo alcuni dei tesori dell'arte situati nel territorio del Parco.
Il fiume Ticino, posto su uno dei più importanti itinerari che univa la pianura padana con il centro Europa, ha rappresentato fin dalla Preistoria una comoda via d’acqua per traffici commerciali di ogni genere. Sulle sue sponde si sono sviluppati insediamenti umani fin dalle epoche più antiche; ne citiamo alcuni: a Vigevano, in località "Casinasa", sono stati trovati reperti del Mesolitico recente (5.500-4.500 a.C.), mentre in sepolture a Garlasco sono stati rinvenuti oggetti dell’età del Rame. Testimonianze di insediamenti, dall’epoca mesolitica fino alle centuriazioni romane, sono raccolte nei vari interessanti musei allestiti da alcuni comuni consorziati: a Gallarate, Gambolò, Sesto Calende, Arsago, Vigevano e Varallo Pombia.
» I Navigli
Nella "Darsena" del capoluogo lombardo, fino alla metà del XIX secolo, arrivavano su chiatte grandi quantità di materiali edili, legnami e combustibili, prodotti agricoli, tessuti, bestiame, granaglie… merci di tutti i generi, trasportate lungo un complesso sistema idraulico: i navigli.
Dal XII secolo alla metà del Novecento i navigli hanno costituito per Milano una via a basso costo per trasportare merci provenienti anche da Paesi lontani, un sistema efficiente di irrigazione delle campagne.
Naviglio Grande, Naviglio Pavese, Martesana, Naviglio di Bereguardo sono i principali canali navigabili della pianura padana. Prendono acqua dal Ticino (o dall’Adda) e convergono su Milano, che veniva così collegata a importanti passi alpini (e dunque all’Europa) e al Po cioè al mare, quindi a tutto il mondo. Persino il marmo di Candoglia usato nella costruzione del Duomo è arrivato a Milano su chiatta.
I navigli, orgoglio dei lombardi, rappresentano una delle più importanti caratteristiche della pianura padana, che è stata modellata e trasformata in paesaggio agricolo da un’opera di bonifica e canalizzazione che, avviata dai monaci dei grandi ordini medioevali, è proseguita per secoli.
Anche il territorio piemontese è solcato da corsi d’acqua, che sono stati scavati con esclusive funzioni irrigue: ricordiamo il naviglio Langosco, la rete dei canali Cavour, il Regina Elena nel Novarese.
Ma torniamo ai navigli: la sponda sinistra del Ticino è interessata da una ragnatela di corsi d’acqua alimentati dal fiume. Soprattutto nella zona di prelievo è facile confondere un canale con l’altro.
I principali sono:
• Il canale Industriale, scavato nell’ultimo decennio del 1800 per alimentare la centrale elettrica di Vizzola Ticino.
• Il canale Marinone, uno scolmatore che si dirama dalla sponda destra del Naviglio, per riversarsi, dopo poco più di cinque chilometri, nel Ticino.
I navigli veri e propri sono invece il Naviglio Grande e le sue derivazioni:
• il Naviglio di Bereguardo: deriva dal Naviglio Grande a Castelletto di Abbiategrasso, nel punto in cui il primo fa una secca curva a sinistra, verso Milano. Ha una lunghezza di quasi 19 chilometri, una larghezza di 10 metri ed una profondità minima di 1 metro. Con un dislivello di 25 metri, superabile grazie a 13 conche non più utilizzabili, ha una portata di 4,35 mc/sec e una velocità della corrente di 1,60 metri al secondo. È stato scavato a partire dal 1438, per volere di Filippo Maria Visconti, signore di Milano.
• il Naviglio di Pavia: a Milano smaltisce l’acqua portata dal Naviglio Grande, dal quale deriva alla darsena di Porta Ticinese. Il suo percorso è parallelo alla statale Milano-Pavia. È lungo 33 chilometri, largo una ventina di metri, ed ha una profondità minima di 1 metro con velocità massima della corrente di quasi un metro al secondo. Il notevole dislivello, di ben 57 metri, aveva imposto la costruzione di 14 conche, ormai non più utilizzabili.
La sua costruzione, iniziata nel 1359 da Galeazzo Visconti, è proseguita fino al 1457, quando è stato reso navigabile fino a Binasco. La mancanza di un impianto di depurazione di Milano lo ha relegato al rango di conduttore di acque di fognatura. Aggirata Pavia si getta nel Ticino.
• il canale Villoresi: costruito alla fine dell’Ottocento si alimenta appena a valle della Maddalena, frazione di Somma Lombardo. Segue la valle del Ticino fino a Nosate poi piega ad Oriente, attraversa l’alto Milanese, passa per Monza, supera il Lambro e finisce nell’Adda nei pressi di Groppello. In estate ha una portata di una settantina di metri cubi d’acqua al secondo.
» Architettura religiosa
Ad Arsago Seprio è ubicato uno degli edifici religiosi più importanti nell’area settentrionale del Parco. Il battistero, costruito nel XII secolo davanti alla stupenda chiesa di San Vittore, ha schema ottagonale con nicchia di forma alternata semicircolare e trapezoidale, ricavate nello spessore delle mura.
Le abbazie
I complessi abbaziali di Bernate Ticino e di Morimondo sono senza dubbio i più prestigiosi. Le origini della canonica di Bernate risalgono al 1186, con la Bolla di papa Urbano III che autorizzava l’insediamento degli Agostiniani milanesi al "Castrum Brinate", il cui territorio venne direttamente legato alla sede apostolica. La commenda rimase per circa tre secoli ai Canonici di Crescenzago, fino a che venne ceduta, da papa Alessandro IV, ad Antonio Stanga i cui eredi la restituirono, nel 1511, alla Congregazione Lateranense. Dopo non importanti vicende la canonica venne soppressa nel 1722, tornando sotto la giurisdizione ordinaria.
Furono i monaci cistercensi, provenienti dalla cittadina francese di Morimond, a fondare l’abbazia di Morimondo. All’inizio del XII secolo venne fatto un primo insediamento a Coronate. Subito dopo iniziò la costruzione dell’imponente abbazia nella sede attuale. Particolarmente importante l’opera di bonifica del territorio circostante, operata dai monaci, che insediarono nuove tecniche agricole in un’area bonificata dalle paludi. Attualmente il complesso comprende una chiesa a forma basilicale, a tre navate e con transetto ed abside rettangolare, il chiostro, la sala capitolare e una serie di costruzioni, tra le quali l’alloggio dell’abate.
L’intero complesso, in gotico borgognone francese con elementi di romanico lombardo è costruito con mattoni a vista.
Le chiese "urbane"
Le principali chiese "urbane" sono nei più popolosi centri del Parco: Pavia, Vigevano, Abbiategrasso e Gallarate.
Di Pavia, una delle città d’arte più importanti d’Italia, citiamo fra le numerose chiese e basiliche quelle del periodo longobardo, quando la "capitale d’Italia" giunse all’apice della sua potenza: la chiesa di San Salvatore, per fare un solo esempio, che risale al 643. Ma soprattutto nel periodo carolingio, dopo il 774 d.C. quando il regno longobardo venne espugnato da Carlo Magno, vennero costruite basiliche stupende, prime fra tutte quella di San Pietro in ciel d’Oro, con il relativo monastero, e quella di San Michele.
Per quanto riguarda Abbiategrasso citiamo la chiesa di Santa Maria Nuova (1365-1390) edificata per volere di Gian Galeazzo Visconti e dedicata a Maria Nascente per celebrare la nascita del figlio Gian Maria. Alla struttura originaria suddivisa in tre navate coperte da capriate lignee terminate da tre absidi quadrangolari, Bramante, secondo alcuni storici, intorno al 1497, aggiunse un pregevole pronao.
Il Duomo di Vigevano, la cui costruzione prese il via nel 1532 per volere del duca Francesco Sforza, su una chiesa anteriore al Mille, fu completato solo nel 1612. La originale facciata concava in stile barocco, fu fatta erigere nel 1680 dal vescovo - architetto Juan Caramuel a chiusura della rinascimentale piazza Ducale. A Vigevano ricordiamo anche le chiese di San Pietro Martire e di San Francesco.
Gallarate, divenuta capoluogo amministrativo del Contado di Seprio Inferiore nel 1287, ha sempre seguito le sorti di Milano. Il suo unico importante monumento religioso è la chiesa di San Pietro, costruita a partire dal 1150 e molto rimaneggiata nei secoli successivi.
I santuari
Due i santuari nel territorio: la Madonna della Ghianda di Somma Lombardo e la Madonna delle Grazie alla frazione Bozzole di Garlasco, entrambi costruiti su luoghi di apparizioni o per documentare eventi miracolosi.
» Torri castelli e fortezze
Per stimolare nel visitatore il desiderio di approfondire il tema citiamo gli edifici militari più interessanti ubicati nel territorio del Parco.
Il castello di Vigevano
E' indiscutibilmente una delle opere fortificate più rilevanti d’Italia. È sorto probabilmente nell’alto Medioevo come recinto fortificato, ma è stato ampliato e abbellito in epoca viscontea e sforzesca. La struttura ha un perimetro irregolare, con planimetria vagamente pentagonale, dominata da due imponenti costruzioni: il Maschio e la Torre. Una strada coperta, costruita nel 1347, lo collega alla "Rocca vecchia", a oriente del nucleo più importante. Nel 1360, a impreziosire l’edificio, venne costruita la "Falconiera".
I lavori più imponenti che trasformarono il castello in una sfarzosa corte rinascimentale iniziarono con Gian Galeazzo Visconti (1390) e si realizzarono sotto gli Sforza, in particolare per volontà di Ludovico Maria Sforza (1494/1500) con l’apporto del Bramante. La stupenda e famosa Piazza Ducale, una delle più belle d’Italia, venne costruita per completare l’opera tra il 1492 e il 1494.
Il Castello di Somma Lomardo
Questo castello viene citato già nell’XI secolo e venne costruito su un’altura per controllare la valle del Ticino. A partire dal 1448 la costruzione fu ampliata e modificata per volontà di Francesco e Guido Visconti. Si ottenne così una doppia fortificazione con ingressi e cortili indipendenti. Rimaneggiamenti in epoche successive e una ristrutturazione che lo ha trasformato in un palazzo signorile non ne hanno modificato l’aspetto esterno. Ancora oggi la parte nord-occidentale ha lo schema del castello quadrilatero, con torri agli angoli, ampio cortile porticato su due lati con colonne ottagonali e archi acuti. Degni di nota il rivellino e il fossato a protezione delle mura. Il secondo corpo di fabbrica, di origine quattrocentesca, ha forma di L ed un ingresso autonomo con poderose torri di rinforzo. L’aggiunta di realizzazione cinquecentesca è invece ad impianto quadrangolare e munita da un ingresso protetto da un poderoso bastione. Questo venne affiancato - nel Seicento - da un fabbricato di tipo esclusivamente residenziale.
Il castello di Pavia
Il castello di Pavia - città dotata di molte opere militari, dalle mura alle torri per cui è famosa - costituisce un esempio quasi perfetto di castello visconteo. Edificato da Galeazzo II nel 1360 e rimaneggiato da Gian Galeazzo verso la fine dello stesso secolo, è stato notevolmente abbellito dagli Sforza. Dal Cinquecento ha subito un lento degrado, fino al 1933 quando sono iniziati radicali restauri che lo hanno ricondotto alla magnificenza di un tempo. Oggi presenta tre dei quattro lati originari e due delle quattro torri: la parte settentrionale del maniero è stata completamente distrutta. Elegantissime le finestre delle facciate e soprattutto il grande cortile porticato con le preziose aperture polifore.
Altri castelli che meritano una visita sono indubbiamente quelli di Abbiategrasso, Bereguardo, Cassolnovo e Gambolò.
Abbiategrasso era, già nell’ XI secolo, un borgo fortificato a struttura quadrangolare, con porte di accesso in direzione dei punti cardinali. Rafforzate nel Trecento e munite di bastioni angolari due secoli dopo, le mura sono praticamente scomparse, ma il loro perimetro è facilmente identificabile per la sopravvivenza del fossato, oggi trasformato in giardino pubblico. In epoca viscontea venne costruito, lungo la strada in direzione di Milano, un castello a pianta quadrilatera, con torri parallelepipede agli angoli, che si può ammirare per gran parte ancora oggi. Notevoli le bifore gotiche all’esterno, decorate da cornici in cotto.
Il castello di Bereguardo, pure con impianto a quadrilatero, è privo di torri angolari, probabilmente per il prevalente carattere residenziale della costruzione, mentre il castello di Villanova di Cassolnovo è un tipico castrum rurale ad impianto quadrato, con torri angolari e fortificazioni all’ingresso e conserva ancora le tracce del ponte levatoio. Anche il castello di Gambolò ha caratteri decisamente militari: è formato da un vasto recinto a quattro lati e dotato di otto torri di forma semicircolare per quelle sugli angoli e rettangolare per le altre. Ampio il cortile.
Numerosissime le costruzioni militari "minori" anche se, in molti casi, decisamente interessanti per peculiarità o posizione.
Iniziando da Nord, le prime strutture fortificate si incontrano già a Sesto Calende. Si tratta di due torri, ora inglobate nella casa Mazza, probabilmente facenti parte di un edificio del XV secolo. Interessante, anche per il panorama sul lago Maggiore, la torre superstite del castello di Lisanza, frazione di Sesto Calende, probabilmente costruita dagli stessi edificatori del castello di Angera.
Anche a Corgeno, frazione di Vergiate, si trovano i resti di una torre, facente parte di un fortilizio dell’XI secolo. Un secondo rudere di torre si trova a Sesona, l’altra frazione di Vergiate, e venne eretta nel XIV secolo. In genere tutti i centri posti in posizione elevata o prospicienti guadi o porti sono stati dotati, in varie epoche, di strutture di avvistamento e difesa.
A Gallarate ci sono addirittura resti di due fortificazioni: la prima nella frazione Caiello, probabilmente costruita nel XV secolo e successivamente trasformata in villa. La seconda nella frazione Crenna, eretta nel XII secolo e più volte trasformata fino alla attuale destinazione abitativa. Facevano parte di una "rete" di controllo del territorio, che comprendeva anche i castelli di Orago e Cassano Magnago.
Sempre in questa zona due torri si trovano a Besnate; pochi resti di una torre si possono vedere ad Arsago Seprio; una fortificazione si può ancora individuare a Vizzola Ticino (molto rimaneggiata all’inizio del Novecento), mentre alla frazione Castelnovate si rinvengono i resti di un castello altomedioevale a pianta quadrata.
Famosa, in territorio di Bernate Ticino, è la torre di Rubone, costruita probabilmente tra il XIV e XV secolo a controllo del Naviglio Grande.
Scarsi sono i resti del castello di Besate e di quello di Ozzero. Questi ultimi sono inglobati nel complesso settecentesco del palazzo Bianchi-Calvi.
Effettivamente, nell’area centro settentrionale del Parco, molte ville signorili sono state costruite su strutture militari o ne rappresentano l’evoluzione.
Il caso più eclatante è quello della imponente Villa Clerici di Castelletto di Cuggiono, sorta su un castello medioevale.
Anche Palazzo Visconti di Bernate Ticino costituisce un esempio di evoluzione e trasformazione di fortificazione medioevale in villa signorile. Fu costruito reimpiegando un maniero dell’XI secolo, del quale nulla si è salvato.
Ricordiamo ancora il fortilizio di Garlasco (distrutto nel 1524 e del quale rimane solo un alto portale), una cascina fortificata a Zerbolò, risalente al XIII secolo, e i castelli di Borgo San Siro, Gropello Cairoli e Valle Salimbene.
» Archeologia e musei
L’intera area, dal lago Maggiore fino al Po, ha fornito agli studiosi una notevole mole di ritrovamenti, al punto di permettere la ricostruzione accurata delle epoche culturali che si sono succedute nel corso dei secoli. Nonostante la segmentazione in periodi e sottoperiodi, utile più che altro agli studiosi, pare certo che l’area sia stata costantemente popolata e diverse culture si siano evolute anche in contemporanea, sovrapponendosi e confondendosi parzialmente fra loro specialmente nei periodi pre e protostorico.
Il Parco ha edito un libro dedicato in modo specifico all’archeologia del territorio e alle civiltà che lo hanno abitato: "Archeologia nel Parco del Ticino", un volume della Biblioteca del Parco, che può essere richiesto nei Centri Parco e nei punti di informazione.
I MUSEI ARCHEOLOGICI
Le testimonianze archeologiche e i materiali rinvenuti nel corso degli scavi sono conservati in numerose collezioni, sia pubbliche che private, in Italia e all’estero.
Molti reperti si possono ammirare presso le Civiche raccolte archeologiche di Milano, al Museo archeologico di Novara e al Museo di Antichità di Torino. Anche nei musei allestiti in alcuni comuni del Parco si possono ammirare interessanti collezioni, spesso con reperti preziosi e stupefacenti.
Tralasciando quelli più conosciuti delle città maggiori, invitiamo il lettore alla scoperta di tre "perle" minori.
Museo Civico di Sesto Calende
Il museo civico di Sesto Calende nasce in simbiosi con la società storica "Cesare da Sesto", fondata nel 1949 da un gruppo di appassionati i quali, da un paio di anni, effettuavano scavi archeologici sotto la direzione del professor Mario Bertolone.
Nel 1954 l’autorizzazione della Sovraintendenza alle Antichità ufficializzò l’istituzione del Museo Civico, con la costituzione della sezione Archeologica.
La raccolta di reperti archeologici nel territorio di Sesto si è progressivamente arricchita con le campagne di scavo che si sono via via susseguite nel corso degli anni.
Il museo è situato nel palazzo Comunale di Sesto Calende e raccoglie reperti della cultura di Golasecca, fiorita dal IX al VI secolo a.C. nel territorio di Sesto Calende , Castelletto sopra Ticino e Golasecca.
Tutti i reperti sono presentati in successione cronologica e per area di provenienza. Numerosi i corredi funebri che costituiscono la più consistente testimonianza nel museo.
Museo Archeologico Lomellino
Il Museo Archeologico Lomellino, che si trova nel castello Litta-Beccaria di Gambolò, raccoglie reperti archeologici provenienti da scavi effettuati nell’area, recuperati dall’Associazione Archeologica Lomellina dal 1972 ad oggi. Nelle quattro sale espositive sono presentati reperti, provenienti in prevalenza da scavi effettuati in necropoli del territorio, che offrono una panoramica completa della presenza umana nell’area, dal Mesolitico recente all’età romana imperiale.
Quarantaquattro pannelli didattici ed una carta archeologica dei rinvenimenti in Lomellina completano le informazioni che si possono raccogliere sulla storia antica della presenza umana nella zona.
Nella prima sala vengono ricostruite preistoria e protostoria della Lomellina, dal Mesolitico recente (a partire più o meno dal 5.500 a.C.) alla seconda età del Ferro. Di particolare interesse i reperti del Mesolitico recente, rappresentati da nuclei di selce, grattatoi, lame recuperati prevalentemente nei terrazzamenti del Ticino e del Terdoppio, e che costituiscono la prima traccia di presenza umana della zona. Alla media e tarda età del Bronzo (circa 1600-1200 a.C.) appartengono invece reperti fittili, bronzei e litici. La cultura di Golasecca è attestata da quattro tombe a cremazione rinvenute nel territorio di Garlasco-Madonna delle Bozzole: due sono inquadrabili nel VI secolo a.C. e le altre al secolo successivo. La cronologia della cultura celtica in Lomellina chiude la prima sala: sono esposte tombe particolarmente significative ed è possibile seguire l’evoluzione del vaso a trottola fino alla sua scomparsa (40-30 a.C.).
La seconda sala è dedicata alla ricostruzione storica dei riti funebri. Sono ricostruite cinque strutture tombali: due celtiche, una tomba celtico-romana e una romana tutte a cremazione e una tomba romana a inumazione.
La terza sala illustra aspetti della vita e del costume del periodo celtico, attraverso l’esposizione di corredi rinvenuti soprattutto a Valeggio, Garlasco e Gambolò. In una vetrina sono esposti gli ornamenti femminili: fibule, bracciali, anelli, bottoni e ganci di cintura. In un secondo settore è ricostruito l’abbigliamento dei guerrieri, attraverso reperti rinvenuti in sei tombe; sono esposte spade, coltelli, cesoie, rasoi, punte di lancia e altre armi.
L’ultima sala è dedicata all’età romana. In una prima vetrina sono esposti corredi tombali in ordine cronologico, straordinariamente uniformi a quelli rinvenuti nelle necropoli delle rive del Ticino, del Lago Maggiore e del Canton Ticino. Seguono tombe caratterizzate da oggetti in vetro (tipici dei corredi funerari delle necropoli lomelline del primo secolo dopo Cristo), con una vetrina dedicata alle figurine in terracotta (divinità, coniugi, figure di animali, ecc.). La sala è completata da applicazioni in terracotta, ceramiche e da una vetrina con pannelli dedicati all’abbigliamento, ornamento, toilette, lucerne e alla monetazione.
Civico Museo Archeologico di Arsago Seprio
Inaugurato nel 1983, custodisce le testimonianze archeologiche rinvenute nel territorio, dalla preistoria (III millennio a.C.) all’età medioevale.
Ampliato e ristrutturato, è stato riaperto ai visitatori nel maggio 1998. Nelle tre sale i reperti sono esposti in ordine cronologico-topografico. La sezione preistorica presenta manufatti litici e ceramici provenienti dalle zone della Lagozza e della Lagozzetta.
La sezione protostorica rivela l’affascinante mondo delle misteriose popolazioni celtiche che abitavano il Seprio. La sezione altomedievale ospita i corredi ritrovati nelle tombe della necropoli longobarda situata a fianco del museo che, rinvenuta nel 1972, è l’unica conservata a vista in Italia. Oltre alle armi sono stati rinvenuti altri reperti di grande importanza: tra queste tre piccole croci in lamina d’oro; un tempo cucite sul sudario che copriva il volto dei defunti testimoniano la loro conversione al cristianesimo.
Il Museo è un piccolo gioiello che racconta secoli e secoli di storia e si trova in via Vanoni 20.
Museo Civico di Sesto Calende - Presso palazzo Comunale
Orari di apertura:
Da lunedì a giovedì: 9.00-12.00; 14.30-16.30
Domenica pomeriggio e festivi: 15.00 - 18.00
Venerdì: Chiuso
Per le visite e le prenotazioni rivolgersi in Biblioteca - T. 0331.922489, 0331.919448 - F. 0331.922605
Museo Archeologico Lomellino - Castello Litta-Beccaria Gambolò (PV)
Orari di apertura:
Domenica: 15.00-18.00
Chiuso nei mesi di luglio e agosto.
Per gruppi e scolaresche: tutti i giorni su prenotazione - T. 0381.938256, 0381.930781
Civico Museo Archeologico di Arsago Seprio
L’ingresso è gratuito ed i giorni di visita sono: sabato dalle 15.00 alle 18.00 e domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00.
