Fauna
Il Parco del Ticino rappresenta un’eccellenza nel panorama faunistico del territorio della Pianura Padana. Nel Parco vivono stabilmente 48 specie di mammiferi. I carnivori predatori, dopo la scomparsa del lupo, sono rappresentati da martora, volpe, tasso, donnola, puzzola e faina, ai quali è affidato il ruolo fondamentale nella regolazione dell’equilibrio biologico.
La varietà degli ambienti del Parco permette insediamenti e nidificazioni di un elevato numero di uccelli, decisamente superiore alla media della Pianura Padana: sono 246 le specie diverse di volatili presenti sul territorio del Parco.
Gli uccelli acquatici sono i più numerosi e i più significativi dal punto di vista naturalistico e le specie più diffuse sono:
• Gli Ardeidi Gregari tra cui Aironi (bianco maggiore, cinerino, rosso, e Guardabuoi), garzette, Nitticore ecc.Recentemente è stata comprovata la presenza del Tarabuso, che da tempo era dato per scomparso.
• Gli Anatidi, come il Germano Reale, l’Alzavola, la Folaga, lo Svasso che, specie nella stagione migratoria, popolano la valle del Ticino in numero molto elevato. L’avifauna silvana è composta da cince, cinciallegre e cinciarelle, picchi, scriccioli, merli, pettirossi, ghiandaie e cuculi, fringuelli e usignoli, upupa, beccaccia, succiacapre, fagiani, beccaccini, pavoncelle, allodole, storni.
• Tra i predatori, sia diurni che notturni, il lodaliolo, la poiana, lo sparviero, il gheppio, la albanella reale, il falco pellegrino e il falco pescatore, l’allocco e il gufo, la civetta, il barbagianni e il gufo di palude.
Anche per la fauna ittica il Parco ha intrapreso progetti di ripopolamento e reintroduzione delle specie che si sono rivelate più a rischio come la Trota Marmorata, il Temolo, lo Storione e il Pigo.
» Mammiferi
La volpe ha una elevata capacità di adattamento: nella Valle del Ticino si nutre prevalentemente di topi che recupera nelle vicinanza delle discariche ad uso familiare presenti attorno agli edifici rurali. Delle specie presenti non fa più parte la lontra: le ultime tracce di questo carnivoro acquatico, indicatore per eccellenza delle qualità degli ambienti fluviali, sono state rilevate negli anni Ottanta. La caccia indiscriminata, l’inquinamento delle acque e la distruzione della vegetazione naturale riparia sono le principali cause del suo declino che per la valle del Ticino è iniziato inesorabilmente dopo la seconda guerra mondiale.
Da tempo il Parco del Ticino Piemontese, dopo uno studio scientifico dal quale è emerso che la Valle conserva buone potenzialità di base per la reintroduzione della lontra, ha avviato un programma di popolamento.
Anche il Parco Lombardo, all’interno della riserva demaniale della Fagiana, ha realizzato un sito di acclimatamento per giovani di lontra e sta portando avanti un piano per la loro reintroduzione. Dopoun’assenza durata quasi due secoli gli ungulati sono ricomparsi nei boschi del Ticino. Si tratta del capriolo e del cinghiale. Quest’ultimo ha colonizzato la parte centro meridionale dei boschi in seguito alla fuga di alcuni capi da un recinto privato nei pressi di Besate, avvenuta nel 1974. Il loro numero, divenuto in breve tempo eccessivo, ha causato gravi danni alle colture: i cinghiali hanno spesso sconfinato nei campi coltivati, provocando forti rimostranze degli agricoltori e costringendo il Parco a interventi di selezione.
Un’altra reintroduzione, avviata con successo, ha per protagonista il capriolo. In periodi e fasi successive diverse decine di esemplari sono stati liberati nei boschi dell’area centrale del Parco, sulla riva milanese. Censimenti successivi hanno confermato il successo dell’iniziativa.
Un altro mammifero che si è purtroppo diffuso di recente e con notevole rapidità è la nutria. È un erbivoro originario dell’America meridionale che in Italia è presente in popolazioni oramai inselvatichite e decisamente numerose, al punto che la Regione Lombardia ne ha deciso l’eradicazione. Nei boschi della Valle sono piuttosto diffusi anche lo scoiattolo, il ghiro, il moscardino. Tra le specie molto comuni troviamo il coniglio selvatico e la lepre. Lo Scoiattolo (Sciurus vulgaris) piccolo roditore, caratteristico degli ambienti boschivi, è assolutamente inconfondibile: lungo una quarantina di centimetri (metà costituiti dalla stupenda coda) nel periodo estivo ha la pelliccia marrone-rossa sul dorso e bianca sul ventre, mentre in inverno è grigio-bruna. Agilissimo, è in grado di compiere notevoli balzi di ramo in ramo mentre utilizza la folta coda per bilanciarsi. Costruisce un nido, a forma di sfera, normalmente ad una biforcazione dei rami. Animale diurno, si nutre in prevalenza di noci e nocciole, ma anche di germogli, frutti e bacche; non disdegna uova, larve di insetti e persino nidiacei. Parte del cibo viene immagazzinato per l’inverno in nascondigli di cui non sempre riesce a ritrovare l’ubicazione.
Lo scoiattolo può avere anche due cucciolate di 3-6 piccoli ogni anno; i giovani dopo tre mesi sono indipendenti. La sconsiderata introduzione di scoiattoli esotici, più estroversi e adattabili, ha di fatto ristretto l’areale di diffusione dello scoiattolo rosso. Nei boschi del Parco lo scoiattolo è comunque presente e relativamente comune.
» Uccelli
La varietà degli ambienti del Parco permette insediamento e nidificazione di un elevato numero di specie, decisamente superiore alla media della pianura padana. Nel corso del ciclo annuale sono presenti nel territorio del parco ben 246 specie diverse di uccelli.
Quelle di cui è stata accertata la nidificazione durante l’ultimo secolo sono 107, ma almeno cinque di queste non nidificano più. Due specie sono state invece introdotte negli ultimi decenni: il fagiano e il colino della Virginia.
Gli uccelli acquatici possono essere considerati non solo i più numerosi e più significativi dal punto di vista naturalistico, ma anche gli animali simbolo del Parco e dei suoi ambienti.
Gli Ardeidi trovano habitat a loro ideali trovano nell’area del Ticino, e si possono incontrare con relativa facilità in ogni stagione.
Garzette, nitticore, sgarze col ciuffo, aironi rossi e aironi cenerini frequentano sia le lanche che le risaie, e hanno insediato colonie numerose e in costante espansione.
Attualmente vengono utilizzate cinque garzaie, in siti per i quali la Regione ha deciso provvedimenti di tutela.
Negli ultimi tempi nel Parco è tornata a nidificare, nelle zone di Besate, Gambolò e nella vallata di Pontevecchio, la cicogna bianca.
Anche gli Anatidi rappresentano una componente faunistica rilevante. Il Ticino, posto lungo un importante itinerario migratorio, non solo offre ambienti ottimali per la sosta, ma costituisce un fondamentale corridoio faunistico lungo un centinaio di chilometri, che collega il Po al lago e alle Prealpi. Il germano reale è la specie più abbondante, anche se è in regresso il numero delle coppie nidificanti.
Già le riserve di caccia, che operavano prima dell’istituzione del Parco, mantenevano ambienti palustri adatti alla sosta di anatidi e liberavano, a fini venatori, soprattutto germani reali. Questa anatra è affiancata da altre due specie svernanti: l’alzavola ed il fischione. Ma gli uccelli acquatici di passo sono decisamente numerosi, tanto da far registrare in alcuni periodi una densità superiore a quella della Camargue francese. Si osservano, abbastanza facilmente, la marzaiola, la moretta e il moriglione.
Il cormorano, già svernante negli anni Settanta, ha aumentato la sua presenza tanto da rappresentare, secondo alcuni pescatori, una minaccia per la fauna ittica. Ogni sera centinaia di individui si raggruppano in dormitori posti sugli alberi più alti, situati nelle zone meno disturbate del Parco.
Atri uccelli legati all’ambiente acquatico, o alle rive sabbiose che consentono la nidificazione, vivono nel Parco del Ticino: il martin pescatore, il gruccione, la gallinella d’acqua, lo svasso, la folaga. Tra i limicoli si possono osservare, non solo lungo il fiume ma anche nelle risaie e nelle marcite, la pettegola e la pantana, mentre sono diventati decisamente comuni nei decenni recenti, due uccelli tipicamente marini: la sterna e il gabbiano comune, presenti in massa nei mesi invernali. Tra i numerosi piccoli uccelli che popolano le rive ed i canneti, oltre ai già citati martin pescatore e gruccione, segnaliamo la vivacissima ballerina bianca, l’usignolo di fiume, il cannareccione e il migliarino di palude.
L’avifauna silvana del Parco non differisce sostanzialmente da quella di altre aree della pianura, se non numericamente. L’abbondanza di habitat adatti alla nidificazione e di fonti di alimentazione favorisce la diffusione di uccelli che nidificano nelle cavità degli alberi. Numerosissime sono le cince, cinciallegra e cinciarella in testa. Si possono trovare ben quattro diverse specie di picchi, compreso il picchio rosso, molto raro in pianura.
Abbondanti i passeriformi: scriccioli, merli, pettirossi sono facili da avvistare, mentre le ghiandaie e i cuculi sono decisamente più elusivi. Suggestivi, in primavera, i canti del fringuello e dell’usignolo. Anche gli altri ambienti ospitano un’abbondante e varia avifauna, ma si dovrebbe compilare un lungo arido elenco per citare almeno le presenze più importanti: upupa, beccaccia, succiacapre e, nei coltivi, fagiano, beccaccino, pavoncella, allodola, storno. Diffusissime le cornacchie grigie.
Numerosi anche i predatori, sia diurni che notturni: il lodaiolo è comune nella fascia boscata lungo il fiume mentre la poiana frequenta soprattutto le zone agricole. In aumento numerico sparviero, gheppio, albanella reale e falco pellegrino, favoriti dall’abbondanza di prede e dall’assenza di persecuzione. Da qualche anno è comparso nel Parco anche lo stupendo falco pescatore.
Il nibbio bruno è ormai ridotto ad una sparuta frazione della popolazione originaria. Fra i rapaci notturni sono comuni l’allocco ed il gufo nelle zone boscose, la civetta nelle campagne e nei centri abitati; rari sono il barbagianni e il gufo di palude.
» Pesci
Secondo una “Ricerca sulla Fauna Ittica” fatta eseguire dal Parco nel 1999, nelle acque del fiume predominano i ciprinidi reofili quali il vairone, il barbo, la savetta, il cavedano, la sanguinerola.
Abbondante e diversificata anche la presenza di specie ittiche “minori”: cagnetta, ghiozzo padano, panzarolo, cobite comune, cobite mascherata, lampreda.
Ridotta la presenza di salmonidi: temolo e trota marmorata.
Ecco, comunque, l’elenco delle specie che si possono trovare nel fiume: Alborella, Alburno, Anguilla, Barbo canino, Barbo comune, Barbo esotico, Cagnetta, Carassio, Carpa, Carpa erbivora, Cavedano, Cobite comune, Cobite mascherato, Gambusia, Ghiozzo padano, Gobione, Lampreda, Lasca, Luccio, Lucioperca, Panzarolo, Persico sole, Persico trota, Pesce Persico, Pigo, Pseudorasbora, Rodeo amaro, Rutilo, Sanguinerola, Savetta, Scardola, Spinarello, Temolo, Tinca, Triotto, Trota fario, Trota iridea, Trota marmorata, Vairone. Altre specie sono state segnalate: Acerina, Agone, Blicca, Bottatrice, Carassio dorato, Cobite di stagno, Coregone Lavarello, Palmetto, Pesce gatto, Scazzone, Storione cobice e Trota lacustre.
La quantità e la qualità delle acque del Ticino determinano la vita del fiume; a partire dagli anni Sessanta, l’inquinamento massiccio ha modificato e impoverito la fauna ittica presente. Negli ultimi anni tuttavia, la quasi totalità dei comuni si è dotata di impianti di depurazione in grado di trattare i residui di lavorazioni industriali e gli scarichi fognari: questo ha permesso un deciso miglioramento nella popolazione di pesci che abitano il fiume.
Ogni anno il Parco avvia campagne di monitoraggio per garantire al fiume una buona qualità delle acque, assicurando nel contempo la presenza di una quantità di acqua che non sia sotto al DMV, cioè il Deflusso Minimo Vitale: la minima quantità di acqua necessaria per assicurare la vita biologica del fiume.
I pesci più comuni nel Ticino sono: il cavedano, il vairone, il triotto, la scardola, l’alborella, il barbo comune, il ghiozzo, l’anguilla, il cobite, la lasca e la savetta (queste ultime due sono specie endemiche del bacino padano). Sono presenti anche la carpa e la tinca. Purtroppo in diminuzione sono il pigo, il temolo, il luccio e la trota marmorata. Gli storioni meritano un discorso a parte. Delle tre specie che popolavano il Ticino, lo storione comune, il ladano e il cobice, solo quest’ultimo, il più piccolo, si è adattato perfettamente all’acqua dolce; il primo è ridotto a pochi esemplari e il secondo sembra ormai scomparso a causa degli sbarramenti e delle dighe lungo il Po che ne hanno fermato il flusso migratorio.
La composizione della fauna ittica è variata con l’arrivo di alcune specie "straniere", introdotte per ripopolamenti ittici a scopo di pesca o involontariamente. Fra queste ci sono soprattutto alcune specie importate dal Nord America, come il persico trota, il persico sole, la trota iridea, il salmerino di fonte, la gambusia e il pesce gatto. Dall’Europa orientale provengono specie euroasiatiche quali il siluro e le "carpe erbivore"
» Anfibi e rettili
La prima è un anuro che, al di fuori dei periodi di riproduzione, vive lontana dall’acqua, nei boschi di latifoglie. Il pelobate fosco è un piccolo rospo dai colori chiari, caratterizzato da una "vanga" sulle zampe, con la quale scava buche per infossarsi, e dal forte odore di aglio che emette quando viene minacciato. È attivo solo di notte quando esce dalle buche in cui trascorre la giornata per cacciare insetti e anellidi. Frequenta prevalentemente ambienti asciutti, ad eccezione del periodo riproduttivo.
Le rane sono uno dei più importanti anelli della catena alimentare, essendo esse stesse predatori di insetti e cibo per diversi animali, quali uccelli acquatici e bisce. Mentre la salamandra è presente solo nelle aree più settentrionali del parco, la testuggine palustre, per la quale è stato studiato uno specifico programma di reintroduzione, si può trovare solo in pochi siti nella zona centrale del Parco.
Tutte le serpi presenti in pianura sono rappresentate nella valle del Ticino. Comunissimi la natrice dal collare e il biacco; rara la vipera, presente prevalentemente nelle aree boscate meno disturbate dall’uomo.
LE RANE
Anfibi numerosi nella pianura padana sono molto diffusi, per quanto riguarda il territorio del Parco, soprattutto nelle risaie del pavese.
Diverse le specie, accomunate dalla potente muscolatura degli arti inferiori che permette loro di essere straordinari saltatori e abili nuotatori. Accoppiamento e primi stadi della vita avvengono in acqua; in seguito solo alcune specie rimangono nell’ambiente acquatico, perché le rane, in assenza di pericoli, per lo più passano il loro tempo sulla terra. Sono cibo di numerosi predatori, soprattutto aironi e bisce. Queste le tre specie nelle quali è più facile imbattersi.
Rana verde (Rana esculenta)
L’adulto può avere varie colorazioni, dal verde ad un bruno deciso, e misura 7-10 cm. È l’anfibio che più popola le risaie ed i fossi, ma si può trovare in qualsiasi corso d’acqua. Purtroppo le tecniche dell’agricoltura moderna hanno pesantemente ridotto il suo numero, ma questa rana è ancora presente in maniera massiccia nel Parco. Non si allontana mai dallo specchio d’acqua dov’è nata.
Rana di Lataste (Rana latastei)
Contrariamente all’esculenta, vive lontana dall’acqua, prevalentemente nel sottobosco. Ha colore rossastro o giallo-brunastro e misura solo 5-6 centimetri. Ai lati della testa porta una macchietta triangolare scura sulla quale ha una piccola striscia bianca. Ottima saltatrice, utilizza pozze e specchi d’acqua solo nel periodo riproduttivo.
A causa della crescente antropizzazione della pianura è in serio pericolo e protetta dall’estinzione quasi ovunque.
Raganella (Hyla arborea)
Dita non palmate, ma munite di ventose: questa la caratteristica peculiare della raganella che, lunga da 2 a 6 centimetri, ha pelle del dorso verde brillante e completamente liscia. Di abitudini arboricole, usa specchi d’acqua solo per deporre le uova. Nel resto dell’anno si può trovare in caccia su arbusti e cespugli.
Il Rospo (Bufo bufo)
Delle tre specie presenti nel Parco il Bufo bufo è la più comune. Il gracidare del rospo è acuto, penetrante, metallico, e si ode a distanza. Si difende dai predatori con un veleno cutaneo. Il suo principale nemico è l’uomo che gli altera l’ambiente naturale e indirettamente lo avvelena con i pesticidi e diserbanti. Una legge regionale ne vieta l’uccisione, la cattura e la commercializzazione. Alla metà del Novecento sembrava ancora molto diffuso, localizzato nei campi e prati attraversati da canali, fossati e ruscelli, ma negli ultimi decenni lo spietato inquinamento delle acque periferiche urbane ne ha ridotto la presenza.
I SERPENTI
La vipera comune
È presente anche nei boschi del Parco del Ticino. Di abitudini schive, la si riconosce facilmente per il capo grosso a forma di cuore e per la pupilla verticale grigio chiaro. Il tronco si presenta tozzo e la sua colorazione può variare dal nero al grigio, dal giallastro al rossiccio. Frequenta di preferenza le zone aperte con scarsa vegetazione; predilige le aree ghiaiose ai margini dei corsi d’acqua: è qui che si riscalda dopo una notte fredda e umida. È un animale poco aggressivo ed attacca solo se è disturbata o se l’incauto passante la schiaccia, ma di solito è il rettile che, sentendo le vibrazioni sul terreno, si allontana tempestivamente da chi sopraggiunge.
Le conseguenze del suo morso raramente sono letali e molto dipende anche dalle condizioni fisiche della vittima (molto più pericolose sono api e vespe). Chi la incontra deve comunque stare guardingo e lasciare che si allontani indisturbata. Alcune fantasticherie popolari raccontano che i tecnici del Parco negli scorsi anni, hanno proceduto al ripopolamento di questi esemplari con l’ausilio di mezzi aerei e piccoli paracadute…lo stesso sistema usato in Namibia con elefanti e giraffe!!!
La biscia d'acqua
È il serpente più comune nel Parco e si riconosce facilmente: ha pupille tonde e parte superiore del corpo grigia, con 4-6 file longitudinali di macchie nere. Due macchie gialle o biancastre caratterizzano la parte posteriore del capo. Frequenta di preferenza luoghi umidi, con folta vegetazione. Ottima nuotatrice, si ciba principalmente di rane e rospi, più raramente di pesci. Non è mordace né pericolosa per l’uomo. Quando è minacciata rilascia un liquido maleodorante da ghiandole cloacali; se catturata si finge morta rovesciandosi sul dorso e spalancando la bocca. La femmina depone da 10 a 25 uova fra la metà di luglio e la fine di agosto, e i piccoli alla nascita sono lunghi 15-20 cm.
» Insetti
Il macaone (Papillio machaon) è una bellissima farfalla, appartenente alla famiglia dei papilionidi, con ali gialle a bande e venature nere, con una fascia blu che termina su due ocelli rossi. È diffuso ampiamente nei prati e nei boschi sia in pianura che sui monti e depone le uova sulle ombrellifere, sulle quali si svilupperanno i bruchi. Gli adulti non vivono a lungo ma durante la stagione calda si susseguono due o tre generazioni, finché i bruchi dell’ultima generazione, trasformatisi in crisalidi, svernano fino alla primavera successiva.
Comunissime e conosciute da tutti le cavolaie: farfalle bianche che, comunque, non appartengono ad una sola specie. Colte in volo, ad uno sguardo distratto, possono essere definite "cavolaie" la pieride del cavolo (Pieris brassicae), la pieride del biancospino (Aporia crategi), la pieride della senape (Leptidea sinapis), la cavolaia minore (Pieris rapae) e persino le femmine delle già citate Anthocaris cardamines.
Altre stupende farfalle sono la vanessa pavone (Inachys io) variopinta ninfalide, assolutamente inconfondibile con ali rossastre ornate da grandi ocelli e la vanessa atalanta, con ali scure vellutate, vivacizzate da bande rosse diagonali e macchie bianche sulla punta delle ali anteriori. Entrambe depongono le uova sulle ortiche, le cui foglie costituiranno l’alimento per i bruchi.
La vanessa atalanta, chiamata anche vulcano, è una infaticabile migratrice che può compiere spostamenti di migliaia di chilometri. Rimanendo ancorati al solo aspetto estetico, dobbiamo citare altre specie: la latonia (Issoria lathonia) con la parte inferiore delle ali a macchie bianche schizzate d’argento, decisamente più bella della faccia superiore, come del resto la morfeo (Heteropterus morpheus) caratterizzata da dodici grosse macchie chiare marginate di bruno, che spiccano sul fondo giallo-ocra.
Le dafne, a fondo fulvo-aranciato, con numerose specie identificabili solo dallo specialista e le galatea (Melanargia galathea) con ali bianco brune simili ad un ricamo chiudono le citazioni dedicate alle specie che vivono nei campi e negli incolti.
Nel bosco si possono trovare la meravigliosa apatura (Apatura ilia) con la parte superiore delle ali bruna a macchie giallastre che, nei maschi, assumono rifrangenze bluastre cangianti a seconda dell’angolo di osservazione, e il silvano azzurro (Limenitis reducta) con la parte superiore delle ali pressoché nero-bluastra a macchie bianche e l’inferiore brunastra con decorazioni candide.
Una citazione meritano infine due specie non comuni nel parco: la zerinthia (Zerynthia polyxena) di una bellezza raffinata e l’elegante antiopa (Nymphalis antiopa) con ali scure vellutate, con un bordo color crema impreziosito da piccole macchie azzurre.
Tra le numerosissime farfalle notturne una citazione d’obbligo va alle due specie più grosse fra i lepidotteri europei: la pavonia maggiore (Saturnia pyri) gigante con apertura alare di 17 centimetri e veri e propri simulacri di occhi sulle ali, che con la rarefazione delle piante da frutto (di cui si cibano i bruchi) è quasi scomparsa dall’area, e il bombice dell’ailanto (Philosamia cynthia), un grosso saturnide importato dall’Estremo Oriente come alternativa al baco da seta, che si è ben acclimatato alle nostre latitudini come del resto la sua pianta nutrice, appunto l’ailanto.
Chi si appassiona alla farfalle finirà inevitabilmente ad occuparsi anche dei loro bruchi. In fondo il periodo "alato" della loro vita, nella gran parte dei casi, è solo una frazione del tempo che trascorrono come bruchi o crisalidi. E moltissimi bruchi (ne proponiamo alcuni) sono esteticamente interessanti o curiosi tanto, o forse più, dell’insetto adulto.
» Reintroduzioni e ripopolamenti faunistici
I progetti di reintroduzione, eseguiti con successo o in corso, riguardano le seguenti specie:
Capriolo
È una operazione, durata sei anni e ormai ampiamente conclusa, che ha portato il capriolo a ripopolare i boschi del Ticino. Il Parco ha effettuato la liberazione degli esemplari con due diverse tecniche (direttamente dalle casse di trasporto e, in seguito, dai recinti di acclimatazione) e applicando radiocollari ai soggetti liberati.
Complessivamente, dall’aprile 1991 al gennaio 1994 sono stati liberati ottantanove esemplari, seguiti fino al 1996 con tecniche di radio tracking. Oggi la popolazione è composta da più di 300 esemplari ed occupa stabilmente un’area di circa 700 ettari, compresa tra il comune di Boffalora Ticino e il canale scolmatore di Abbiategrasso. Tuttavia è già iniziata la colonizzazione di zone diverse da quelle occupate stabilmente. Nuclei permanenti sono presenti sulla riva destra nei boschi di Cassolnovo, mentre segnalazioni sono giunte da Bernate Ticino (a Nord), Abbiategrasso e Ozzero. Avvistamenti sporadici sono avvenuti anche nei boschi di Vigevano e Besate.
Lontra
La presenza della lontra nella valle del Ticino è stata accertata fino al 1980, almeno nella parte più meridionale del fiume. La lontra è purtroppo un’entità faunistica gravemente minacciata non solo in Italia, ma nell’intera Europa. Per far fronte a questa preoccupante situazione sono in corso vari tentativi di reintroduzione. Il Parco Piemontese del Ticino è impegnato da più di un decennio in uno specifico programma: in un’area recintata vengono allevate lontre col duplice scopo di farle riprodurre e rilasciarle in natura. Anche il Parco Lombardo ha avviato un progetto analogo, che è stato coordinato con quello piemontese. Presso la riserva naturale orientata "La Fagiana" sono stati costruiti due recinti: uno specifico per la riproduzione; il secondo con fini di documentazione scientifica e preparazione al rilascio. In questo recinto sono ospitati esemplari nati in cattività, provenienti dal parco faunistico "La Torbiera" di Agrate Conturbia, col quale il Parco del Ticino ha un contratto di affidamento.
Testuggine palustre
La testuggine palustre (Emys orbicularis) è l’unica tartaruga italiana d’acqua dolce presente in particolare nelle zone di pianura ed in quelle litoranee. La testuggine palustre vive un vasto areale che comprende l’Africa nord-occidentale, l’Europa meridionale e l’Asia occidentale. Purtroppo non è una specie comune, anche perché il suo habitat ottimale viene continuamente ridotto. Lungo il Ticino la testuggine è sempre stata presente. Curiosa la denominazione dialettale attribuita in alcune zone: bisa scudlera, cioè biscia con la scodella. Nel 1989, a seguito di una ricerca del Parco sulla presenza di anfibi e rettili, è stato predisposto un progetto di reintroduzione della specie. In una lanca nella riserva "La Fagiana" sono stati liberati 41 esemplari provenienti dalla riserva naturale Bosco della Mesola (Fe). A distanza di un decennio si può constatare una permanenza nel complesso buona. Mancano invece dati sulla diffusione in altre aree.
Pelobate fosco
Il Pelobates fuscus insubricus (questo è il nome scientifico) è un piccolo anuro, molto simile ad un rospo, dalla colorazione molto variabile con tonalità grigio-biancastre. Il piede è caratterizzato da una callosità cornea di colore bianco-giallastro, che viene utilizzato per scavare il terreno. La specie, la cui ecologia è ancora da chiarire completamente, trascorre infatti periodi di inattività sotto terra. Il "rospo dalla vanga" è un endemismo della Pianura Padana; è molto raro e la sua protezione è prevista da leggi e accordi internazionali. Nel Parco del Ticino è stato segnalato finora in una sola località, ad Arsago Seprio in provincia di Varese, ed il sito è stato riconosciuto come "area di rilevanza erpetologica". L’iniziativa di reintroduzione, intrapresa dal Parco del Ticino in sintonia con analoghe iniziative di altri parchi fluviali, ha lo scopo di ampliare l’areale di diffusione della specie con l’obiettivo di garantirne la conservazione. Sono state individuate due aree ottimali per le necessità ecologiche del pelobate: il "Bosco delle Quaranta Pertiche" nel comune di Abbiategrasso (MI) e i "Boschi del Vignolo" nel territorio di Garlasco (PV). Nelle pozze di entrambi i siti il Parco immette girini che vengono protetti da eventuali predatori. L’iniziativa è diventata pienamente operativa nel 2000 (dopo un periodo di preparazione delle pozze adatte) e, al momento, non sono ancora disponibili valutazioni sull’esito dell’operazione.
Trota marmorata
La trota marmorata (Salmo trutta marmoratus) è endemica del bacino idrografico padano-veneto. Popola i corsi d’acqua prealpini e i fiumi di pianura, purché con una discreta velocità della corrente. Nelle acque lombarde la popolazione di marmorata ha subito una drastica contrazione sia territoriale che numerica. E il Ticino non fa eccezione: la specie è sicuramente ancora presente nel tratto intermedio, anche se minacciata. Per questo motivo è stato varato un progetto per il recupero della trota marmorata del Ticino, che prevede la realizzazione di un allevamento a ciclo chiuso, in due vasche di proprietà del Parco. Dall’autunno del 1999 sono iniziati i prelievi di esemplari adulti per la riproduzione, che avviene dopo fecondazione artificiale, in un incubatoio della Fipsas di Varese, con la quale il Parco ha una convenzione. Per la realizzazione di questo progetto è stata attivata una forma di collaborazione anche con il Parco del Ticino Piemontese.
Gambero di fiume
Il rarefarsi di questa specie (Austropotamobius pallipes LER) ed il continuo ritrovamento di gamberi americani del genere Orconectes nella zona del Pavese, ha indotto il Parco ad avviare un programma di indagine su questo crostaceo. La ricerca prevede l’effettuazione di un’analisi bibliografica e museologica finalizzata a ricostruire la sua presenza storica ed una serie di indagine scientifiche atte a stabilire densità e struttura demografica, nonché l’individuazione dell’habitat elettivo e dei fattori di rischio. Lo studio della distribuzione e della biologia del gambero, studio seguito dal punto di vista scientifico dal dipartimento di Biologia dell’università Statale di Pavia, consentirà al Parco di attuare un programma mirato di ripopolamento.
» La gestione faunistica
Questi gli interventi principali:
Cinghiale
Una fuga di due maschi e cinque femmine di cinghiale, da un recinto privato nei pressi di Besate, ha monopolizzato il dibattito sul controllo faunistico nel corso dei primi anni di vita del Parco. I cinghiali si sono stabiliti nei boschi dell’area centro-meridionale del Parco fino ad occupare un areale intorno ai 6.500 ettari, con una presenza di circa 90 esemplari (censimento del 1997).
Danni alle coltivazioni ed una oggettiva sovrappopolazione hanno indotto il Parco a decidere riduzioni selettive, per mezzo di abbattimenti all’aspetto serale, effettuati da guardiaparco e volontari autorizzati.
Gli obiettivi perseguiti sono di ridurre l’areale della specie a circa 5.000 ettari, mantenendo la popolazione entro una cinquantina di capi.
Nutria
Arrivata all’inizio degli anni Ottanta dal Po, ha risalito il Ticino propagandosi nel reticolo dei corsi d’acqua fino a insediarsi praticamente su tutto il territorio. L’assenza di competitori naturali e l’elevata prolificità, oltre ai danni provocati all’agricoltura e alle strutture irrigue e la potenziale pericolosità per l’uomo in quanto portatrice di malattie, hanno indotto il Parco ad effettuare abbattimenti con armi da fuoco e catture con gabbie metalliche. L’obiettivo di una totale eliminazione, come previsto da una specifica legge regionale, non è stato finora raggiunto e sarà molto difficile da ottenere, vista la notevole diffusione della nutria sul territorio. Il roditore è arrivato a colonizzare anche canali che attraversano centri abitati.
Scoiattolo grigio
Segnalato recentemente in alcune località del Parco, lo scoiattolo grigio è in grado di provocare danni consistenti al patrimonio arboreo. Inoltre la specie di "importazione" scaccia dal territorio l’autoctono scoiattolo rosso, la cui presenza è quindi messa in pericolo da questo parente nord-americano. (Ampliare - aspetto integrazione da Bellani)
Gambero americano
La rarefazione del Gambero di fiume, specie di interesse comunitario per la quale si devono individuare zone speciali di conservazione, è dovuta a cause molteplici, che vanno dal peggioramento della qualità dell’acqua alla riduzione degli ambienti adatti alla riproduzione. La specie autoctona è ulteriormente minacciata anche dal gambero americano del genere Orconectes, antagonista del locale gambero di fiume.
Siluro
È un pesce originario del centro Europa, importato a fini ittici, che si è affrancato dai laghetti di pesca sportiva diffondendosi anche nelle acque del Ticino. La notevole attività predatoria abbinata alle esagerate dimensioni che lo rendono immune da qualsiasi predatore, ne fanno un pericolo reale per la fauna ittica autoctona.
