FIUME TICINO: nessun inquinamento da metalli pesanti e fenoli
FIUME TICINO: nessun inquinamento da metalli pesanti e fenoli
Sono questi i risultati ottenuti dai campionamenti svolti dal Parco del Ticino martedì 18 marzo lungo il fiume Azzurro in differenti stazioni ed in particolare a Besate, in località Zerbo, e a Morimondo in località Fosson Morto, aree indicate come gravemente inquinate dalla relazione tecnica redatta dall’Ispettorato Generale del Corpo Forestale dello Stato in data 15 marzo e pervenuta al Parco del Ticino il 17 marzo 2008.
E’ in località Zerbo che la Roggia Molinara scarica in Ticino le acque reflue di Morimondo, uno dei due comuni nel territorio del Parco non ancora dotato di un impianto di depurazione. Nonostante la presenza dello scarico inquinante i valori rilevati evidenziano chiaramente, contrariamente a quanto rilevato dal Corpo Forestale dello Stato, l’assenza di metalli pesanti in quantità superiore ai limiti di legge.
A scopo di approfondimento il monitoraggio è stato ampliato ad altre stazioni situate a Boffalora Ticino (MI), l’altro comune del Parco sprovvisto di depuratore, ed a Castelletto di Cuggiono (MI) con risultati che avvalorano ulteriormente la presenza di metalli pesanti addirittura non rilevabili dagli strumenti di analisi e presenti solo in traccia.
IL MONITORAGGIO DEL PARCO
L’attività di monitoraggio delle acque del fiume Ticino effettuata dal Parco, circa i parametri chimico-fisici, microbiologici e biologici, è iniziata nel 1998 come scelta politica finalizzata a conoscere lo stato di salute delle acque del fiume che origina il Parco, nonostante l’area protetta non fosse l’ente istituzionalmente preposto a questi controlli.
A partire da quell’anno e nei due anni successivi il Parco ha assunto anche il ruolo di coordinatore degli enti lombardi e piemontesi (Arpa e Asl) ufficialmente preposti al controllo della qualità delle acque al fine di raccogliere e pubblicare tutti i dati riguardanti il Ticino.
A partire dal 2000 il Parco lombardo ha organizzato un proprio programma di monitoraggio con la definizione di stazioni di campionamento distribuite sull’intera asta fluviale.
Dal 2002 ha allargato la propria area di indagine ai principali affluenti in particolare quelli che ricevono reflui trattati dai numerosi depuratori presenti sul territorio ed ha iniziato una collaborazione con il Parco del Ticino piemontese.
Si è in seguito avviato un proficuo tavolo di lavoro con gli Enti gestori degli impianti di depurazione presenti sul territorio per affrontare congiuntamente le criticità e avviare un percorso di messa a regime del sistema complessivo di depurazione.
Sono 54 gli impianti pubblici di depurazione, oltre una quindicina di altri piccoli impianti sia pubblici che privati, che scaricano reflui che afferiscono al bacino idrografico del Ticino.
Al momento sono 6 i depuratori in territorio lombardo e piemontese che presentano particolari situazioni di criticità.
Quindi è ormai da 10 anni che il Parco analizza il proprio bacino idrografico sia da un punto chimico fisico sia microbiologico sia biologico.
L’INQUINAMENTO DEL FIUME TICINO
Il Parco del Ticino è da sempre cosciente ed ha sempre informato la popolazione e gli enti competenti delle situazioni di criticità riguardanti la qualità delle acque del fiume Ticino, in particolare in relazione ai parametri microbiologici e biologici.
Alcuni parametri che misurano l’inquinamento microbiologico determinano la non balneabilità del fiume Ticino lungo l’intera asta, invece per quanto riguarda i parametri biologici, che rappresentano un indice della qualità complessiva del fiume, le analisi hanno sempre mostrato una situazione abbastanza buona (decisamente migliore della maggior parte dei fiumi della Pianura Padana). Negli ultimi anni, tuttavia, anche le analisi biologiche hanno mostrato un parziale degrado della qualità ambientale, imputabile soprattutto alla siccità e alla drastica riduzione della portata a causa dei prelievi a scopo irriguo e produttivo che hanno profondamente alterato gli habitat del fiume.
Per quanto riguarda invece i parametri chimico-fisici il Parco del Ticino si è sempre concentrato sulla determinazione dei cosiddetti “macrodescrittori” (COD, BOD5, azoto ammoniacale e nitrico, fosforo totale) e dei tensioattivi, individuati come parametri di legge per la definizione del livello di inquinamento delle acque dovuto all’impatto delle attività umane. In tutti questi anni non sono mai stati riscontrati valori anomali, fatta esclusione per rinvenimenti sporadici di tensioattivi. La qualità delle acque del fiume Ticino determinata dai parametri macrodescrittori ha sempre evidenziato una situazione buona o al massimo sufficiente.
